Il chiasso delle cose

Drammaturgia di Federico Malvaldi
Con Marco Fiorentini
E la partecipazione di Luca Carbone
Regia e luci di Federico Malvaldi e Marco Fiorentini
Consulenza artistica di Veronica Rivolta
Una produzione Guascone Teatro e Remuda Teatro

Testo vincitore della Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY nell’ambito del Premio Hystrio Scritture di Scena 2026.

SINOSSI

Estate 1999. I jukebox italiani sparano a tutto volume 50 Special dei Lùnapop, ed è su quelle note che Marco e Iago si incontrano per la prima volta. Nasce un’amicizia destinata a durare per sempre, fatta di partite a Metal Slug, prime cotte scoordinate e modelli maschili che non ammettono alcuna fragilità. I maschi non piangono, piangono solo le femmine. Parole che segnano l’infanzia dei due amici e continuano a riecheggiare nelle loro vite. Tra estati di provincia, tenerezze negate e famiglie disfunzionali, Marco e Iago crescono in un mondo che chiede loro di essere forti, virili e invincibili, mentre dentro si aprono crepe che nessuno insegna a nominare. La loro amicizia diventa salvezza e condanna, specchio di un maschile che esplode, crolla e cerca di rimettere insieme i pezzi. Mentre il chiasso delle cose li sovrasta, sempre.

NOTE DI REGIA

Il chiasso delle cose è un racconto di formazione e amicizia che attraversa più epoche, dal 1999 a oggi, seguendo due vite intrecciate: quelle di Marco e Iago. In scena c’è un solo attore che si muove tra narrazione e diegesi, restituendo i passaggi emotivi dei personaggi e il loro progressivo mutamento. La regia lavora sulla sottrazione: pochi elementi – due sdraio, un ombrellone, un gonfiabile, giochi da spiaggia – bastano a evocare il tempo e i luoghi del ricordo. Ogni oggetto si carica di memoria, diventa traccia di un’età, frammento di un sentimento. Le luci accompagnano la trasformazione interiore del protagonista passando da tonalità calde e concrete a bagliori freddi, sospesi, che segnano i momenti onirici o di crisi. Il suono costruisce il tessuto temporale e affettivo: canzoni, voci e rumori iconici (la telecronaca del gol di Del Piero, le hit dei Duemila) si intrecciano a paesaggi sonori più rarefatti o silenzi profondi, restituendo la distanza tra ricordo e presente. Parallelamente alla scena si muove un secondo piano narrativo: una proiezione che si fa racconto attraverso le parole di un altro Iago, probabilmente quello reale; una dimensione priva di finzione, tangibile, quasi disarmante. L’intero impianto scenico e performativo mira a restituire l’eco di ciò che resta — il rumore delle cose che non passano, la memoria viva di chi non si riesce a dimenticare.