SINOSSI
Un viaggio nella vita della cantante de La Vie En Rose. Una storia tormentata che inizia su un marciapiede di Parigi, davanti al numero 72 di rue Belleville: meno di due chilometri dalla tomba del Père Lachaise dove adesso riposa in un trionfo di fiori.
Una donna troppo piccola, per una voce così grande. Questo dicevano di lei. E da questo aneddoto si sviluppa un racconto fatto di musica, amore, autodistruzione, disperazione e momenti di intensissima felicità.
Al centro di tutto, oltre alla vita, ci sono le sue canzoni più celebri – Je Ne Regrette Rien, Padam Padam, Hymne A L’Amour – e soprattutto la sua voce vibrante e potente, capace di raggiungere picchi di intensità così alti da dimenticare che il corpo che la contiene sta lentamente morendo a causa di un’esistenza sregolata. Un’esistenza che solo i più grandi e i più disperati si possono permettere di vivere.
PIAF non vuole essere uno spettacolo autobiografico, ma il tentativo di far continuare a vivere la grandezza di una donna e della sua voce, icona di Francia e del mondo intero: perché ancora oggi, in qualunque angolo del mondo ti trovi, quando senti gracchiare da un vecchio disco La Vie En Rose ti vedi apparire davanti le strade, i quartieri, le luci, i caffè di Parigi, e pensi che non si possa vivere altrove.
NOTE DI REGIA
Uno spazio semivuoto. Solo un microfono anni ‘40 e uno sgabello.
Le luci, tagli netti che emergono dall’oscurità, si materializzano attraverso una nebbia leggera che avvolge la sala. In scena c’è solo un’attrice: la voce di Edith Piaf. Una voce che rimane eterna, capace di continuare a vivere a distanza di anni dalla morte della cantante. Il racconto prende forma con immagini nitide, evocate dalla recitazione precisa e da un gioco di luci che mira a creare atmosfere profonde e immersive.
La Voce riempie lo spazio vuoto, accompagnando lo spettatore in un viaggio fatto di sorrisi e amarezze, in cui fortuna e sfortuna si alternano in un moto armonico implacabile. La musica della Piaf, infine, contamina la scena. Le note delle sue canzoni si insinuano nel racconto, fino a esplodere in una vocalità straziante e potente, capace di mettersi al servizio di una storia intima che vuole presentare Edith Piaf per quello che è stata realmente: un essere umano fragile, eppure così grande.
RECENSIONI
Rivolta ci racconta, con trasporto contagioso, che la cantautrice sì esibì ovunque, nei salotti più prestigiosi come nei campi di concentramento nazisti – fu proprio il Reich a ingaggiarla, tanto era popolare all’epoca – e non fu indifferente alla situazione. La sua “resistenza” portò a salvare decine di vite dai lager.
Leggi la recensione integrale su Banqo Magazine
Portare in scena la vita di Edith Piaf non era certamente un’impresa semplice, e il pericolo di cadere nella retorica era effettivamente dietro l’angolo, tuttavia l’operazione riesce egregiamente e deve il suo successo non al narrare un pedissequo excursus della vita dell’artista francese.
Leggi la recensione integrale su Gufetto Mag
La drammaturgia di Malvaldi risulta convincente proprio perché, oltre ad essere il frutto di uno studio biografico puntuale e attento, riesce ad intervallare momenti di leggerezza e di intensità.
Leggi la recensione su Radio Eco
Uno spettacolo commuovente e denso di suggestioni; un ritratto autentico e sincero di un’artista che ha lasciato il segno; un tenero e appassionato omaggio a una voce che vivrà in eterno.
Leggi la recensione su Riviera Oggi
