SINOSSI
Tre Giorni racconta gli ultimi giorni di attesa di Rob, un ragazzo di ventotto anni ricoverato in ospedale per un delicato intervento alla spina dorsale da cui dipende la sua sopravvivenza. Intrappolato in una stanza d’ospedale e sospeso tra la possibilità di vivere e quella di morire, Rob affronta la paura attraverso il sarcasmo, la rabbia e un disperato bisogno di sentirsi ancora vivo.
Accanto a lui si muovono Emy, giovane tirocinante che cerca di oltrepassare il confine professionale imposto dal suo ruolo; Susi, infermiera brusca e materna; ed Ed, migliore amico incapace di affrontare davvero l’idea della perdita. Tra dialoghi ironici, momenti di tensione e confessioni intime, emerge il ritratto fragile di una generazione che fatica a dare un senso al dolore, all’amore e alla morte.
Tre Giorni è una storia sospesa tra comicità e disperazione, che racconta il bisogno umano di contatto e la paura di essere visti nel momento della propria massima vulnerabilità.
NOTE DI REGIA
Uno spazio astratto. Quattro sedie blu di sala di attesa al centro del palco. Un’asta per la flebo e pochi altri oggetti feticcio completano la scena. E poi Rob, il protagonista, immobile in un’attesa senza tempo. Una luce fredda illumina la “stanza” in cui è ricoverato, ma lui non è sdraiato in un letto. La sua attesa è scomoda, come quella panca che il suo corpo abita alternando dolore, paura e piccoli momenti di spensieratezza. Oltre la scena tre spot di luce calda ricordano un qualsiasi corridoio d’ospedale: spazio vissuto dagli altri personaggi quando non sono in relazione con il protagonista. Il naturalismo della diegesi si contamina di realismo magico, così spazio e tempo sono inevitabilmente alterati, senza però astrarre eccessivamente il mondo ospedaliero. La recitazione e le relazioni tra i personaggi brulicano di una quotidianità disarmante, a tratti dimentichiamo di essere in teatro, ma ci sembra di essere lì con loro: a vivere in uno spazio-tempo che di quotidiano, però, non ha quasi nulla.
PREMIALITÀ
Vincitore del premio SIAD Calcante 2020, con la seguente motivazione: Un rigoroso nichilismo esistenziale abita il personaggio di Rob, malato terminale protagonista del testo di Malvaldi, in dubbio sulla propria identità e sul senso profondo dell’esistenza. Dialoghi incalzanti che slittano continuamente tra il serio e il faceto danno vita alle atmosfere di Tre giorni, divertente e umoristico in superficie, ma grottesco e amaro nel profondo, tanto da rievocare suggestioni di beckettiana memoria. Il comico diventa lo strumento per un teatro in realtà tragico, perché senza soluzioni e senza sviluppi apparenti. Le scene risultano ben strutturate e scritte con sapiente cura e freschezza. Nulla è lasciato al caso; ogni battuta risulta efficace ai fini dell’articolazione dell’intera vicenda, affrontata anche con una accorta ironia che rende il personaggio del protagonista estremamente eclettico, ben costruito e credibile. Tutto il testo ha una scrittura profondamente teatrale che ha la capacità di proiettare il lettore-spettatore direttamente sulla scena. La vicenda della malattia è lo sfondo sul quale si articolano una serie di relazioni profonde tra i personaggi. L’intera storia è una riflessione paradigmatica sulle nostre paure e le nostre incapacità̀ di affrontare la realtà.
Finalista al Premio CENDIC Segesta 2019 e al bando di Nuova drammaturgia del 2024 del Teatro Stabile di Catania.
Menzione speciale al Premio PaT – Passi Teatrali per la drammaturgia italiana contemporanea 2021 e al bando di nuova drammaturgia Prosit! 2023.
Vincitore del Premio Pubblicazione Silvano Ambrogi 2020 e del premio SIAD Calcante 2020.
RECENSIONI
Il testo emoziona e restituisce sentimenti che si dovrebbero provare solo perché è possibile mettersi nei panni dell’altro, vivere, anche solo per un attimo, la vita di chi è costretto a stare in ospedale, di chi deve affrontare a viso aperto la morte. Oltre alla drammaturgia si rivela un bravo interprete anche Daniele Paoloni che porta sulla scena la visione di un giovane che passa dall’essere rassegnato alla voglia di vivere.
Leggi la recensione integrale su CulturSocialArt
Tre Giorni riesce nel raccontare quanto un’attesa può fare paura e quanto sia difficile affrontare determinate situazioni in maniera positiva. Mostra la durezza di questi momenti in tutta la loro crudità, soffermandosi però, più che altro, su quanto sia lo stato d’animo a influire in maniera maggiore su come essi vengono effettivamente vissuti e percepiti.
Leggi la recensione integrale Banquo Magazine
Quello di Tre Giorni è un messaggio di luce e speranza, non legato alla certezza di una vita dopo la morte, di un oltre trascendente, qui solo ipotizzato in un momento di debolezza e paura, ma alla bellezza del qui e ora. […] Un ritratto della fragilità umana, ma anche della forza che l’essere umano riesce a tirare fuori nelle situazioni più impensabili e agghiaccianti.
Leggi la recensione integrale su Quarta Parete Roma
Questo giovane gruppo di attori (Daniele Paloni, Francesca Astrei, Veronica Rivolta e Luca Carbone) punta tutto sulla naturalezza, attraverso un tema che rischierebbe facilmente di prestare il fianco alla retorica o a rassicuranti sdolcinatezze. Eppure il testo resiste pur nella sua immediatezza quotidiana, anzi tocca momenti divertenti e alti, la riflessione sulla morte è prima sottotraccia e poi esplicita, senza peli: poche ore prima dell’operazione Rob vorrebbe fuggire tanta è la paura e una notte aveva tentato anche di trovare conforto – senza riuscirci – nella preghiera; quel 50% di possibilità di salvarsi è una spada di Damocle sui suoi pensieri.
Leggi la recensione integrale su Teatro e Critica
